«Gallarate è una città di provincia, ma non per questo vuole né deve essere una città provinciale», così si è aperto l’incontro con l’europarlamentare Alessia Mosca, in visita a Gallarate per sostenere la campagna elettorale del Partito Democratico.
«Quando sentiamo parlare di Europa, dilaga la vaghezza. Il primo messaggio che mi preme comunicare è che oggi ci troviamo in una condizione inedita per quanto riguarda la sfiducia nelle istituzioni a tutti i livelli, fino a quello europeo. Perciò la necessità di un cambiamento è sempre più sentita», queste le parole di Alessia Mosca, che ha portato come esempio il referendum dell’Inghilterra, «Una questione che sembra riguardare solamente gli inglesi, mentre invece dovrebbe riguardare tutta l’Unione Europea».
«Ci troviamo di fronte a due strade – spiega l’europarlamentare Alessia Mosca -. O decidiamo di continuare a credere nella validità del progetto dell’Unione Europea, oppure questo progetto crollerà, con tutte le eventuali conseguenze. Si tratta di strade alternative che partono dalla consapevolezza che inizia proprio dai Comuni, il livello delle istituzioni più vicino ai cittadini. L’Europa è percepita distante dai cittadini, e credo che sia necessaria una diffusione culturale del suo significato. La Comunità Europea ci ha consentito di gestire al meglio problematiche che, se fossimo stati soli, sarebbero state gigantesche».
«I Comuni devono essere oggi il collegamento con i cittadini per diffondere il significato dell’Unione Europea, un passo che deve essere fatto dalle amministrazioni territoriali per correggere in modo efficiente ciò che non funziona a livello comunitario. I futuri sindaci devono capire che le istituzioni si rimettono in sesto solo con un collegamento inter-istituzionale».

«Per quanto riguarda i progetti europei, qualcosa di molto semplice ma ancora poco utilizzato sono i gemellaggi, ma non alla vecchia maniera. Gemellaggi per organizzare attività che aiutino a far passare il messaggio di una cultura europea aperta e di confronto. È il primo e più semplice passaggio per interfacciarsi con le istituzioni europee. Poi bisogna avere nelle amministrazioni le competenze per orientarsi all’interno dell’intricato numero di infomazioni che provengono dai finanziamenti. Per quanto riguarda i giovani, io li incentivo ad andare all’estero, perché è una ricchezza che può essere di grande aiuto e vantaggio se riportata poi all’interno del contesto italiano. Un incentivo a muoversi e ad acquisire competenze che si formano nel confronto con altre realtà. Non dobbiamo al contempo dimenticarci dell’altra fascia della medaglia: l’accoglienza. Penso che le nostre università debbano ancora lavorare molto su questo».
«Bisogna entrare nella mentalità e cominciare ad avere personale formato che inizi ad affacciarsi capendo che quella dei fondi sociali europei è una reale opportunità. È importante sviluppare progetti tra più comuni e diverse realtà, in modo tale da creare proposte consistenti in termini anche di finanziamenti. Inoltre, i consorzi che vincono hanno più probabilità di avere nuovamente successo. Un ultimo consiglio è quello di andare a studiare le realtà è i progetti che hanno ottenuto i finanziamenti, a prescindere dalla nazionalità, in modo tale da capire qual è il valore aggiunto che li ha portati a vincere».


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